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Le 6 operazioni sul conto corrente che possono attirare controlli: cosa fa il Fisco
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Le 6 operazioni sul conto corrente che possono attirare controlli: cosa fa il Fisco

documenti firmare fisco

Non esiste una lista di movimenti “vietati”, ma versamenti, bonifici ricorrenti, contanti, flussi con l’estero strani che il Fisco controlla.

Quando si parla di controlli sul conto corrente, il rischio è sempre quello di scivolare negli slogan. L’idea che il Fisco “veda tutto in automatico” è una semplificazione, ma è vero che l’Archivio dei rapporti finanziari raccoglie dati comunicati dagli operatori, compresi saldo iniziale e finale e importi complessivi di accrediti e addebiti, e che questi dati possono essere usati per creare liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione. Se poi si apre una vera indagine finanziaria, entra in gioco l’articolo 32 del d.P.R. 600/1973, che consente di usare i movimenti come base per rettifiche e accertamenti, salvo prova contraria del contribuente.

bilancio fisco dichiarazione
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Le operazioni che pesano di più nelle verifiche

Più che sei movimenti “proibiti”, esistono sei situazioni che tendono a pesare di più: i versamenti in contanti non coerenti con il proprio profilo, i bonifici in entrata ricorrenti da privati, i prelievi anomali, i flussi da o verso l’estero poco spiegabili, gli accrediti complessivi fuori scala rispetto al reddito dichiarato e, in generale, tutte le movimentazioni per cui manca una prova chiara della loro irrilevanza fiscale. La regola di fondo resta quella prevista dall’articolo 32: se un movimento non è giustificato, il contribuente deve dimostrare che non si tratta di reddito imponibile o che ne ha già tenuto conto in dichiarazione.

Su un punto, però, serve una correzione importante rispetto a molti articoli che circolano online: versamenti e prelievi non valgono sempre allo stesso modo per tutti. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 228 del 2014, ha eliminato per i lavoratori autonomi la presunzione automatica sui prelievi come compensi in nero. Diverso il discorso per gli imprenditori, per i quali la Consulta ha confermato nel 2023 la tenuta della presunzione sui prelevamenti non giustificati, purché il contribuente possa sempre fornire prova contraria.

Contanti, bonifici e trasferimenti esteri: cosa conta davvero

Anche sul contante va fatta chiarezza. Il limite di 5.000 euro riguarda i trasferimenti tra soggetti diversi, non il semplice versamento o prelievo sul proprio conto. Questo, però, non significa che grandi operazioni in contanti passino inosservate: le banche e gli intermediari devono valutare le anomalie sulla base degli elementi oggettivi e soggettivi disponibili e, se il sospetto è fondato, inviare una segnalazione di operazione sospetta alla UIF. Lo stesso vale per bonifici ripetuti o trasferimenti con l’estero quando l’operatività appare incoerente con il profilo del cliente.

La vera difesa, quindi, non è il panico ma la documentazione. Una causale chiara, una scrittura privata per un prestito o una donazione, la prova di una vendita tra privati, un rimborso spese tracciato o qualunque documento con data certa possono fare la differenza. Perché nei controlli bancari non conta solo il movimento: conta soprattutto la capacità di spiegarlo bene.

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ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2026 18:30

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